Siamo in guerra

Una breve analisi delle attuali condizioni del mercato e dell'agricoltura a cura del direttore Carlo Cerutti

Siamo in guerra

Buongiorno a tutti,

È sotto gli occhi di tutti in quale situazione stiamo vivendo. Situazione che nessuno poteva prevedere o anche solo immaginare. Abbiamo dovuto affrontare due anni di Covid, da cui non siamo ancora usciti. Gli effetti economici con cui dovremo convivere già si vedono ma se ne assommeranno altri.

La guerra che si è scatenata in Ucraina ha imposto all’Occidente la applicazione di sanzioni economico politiche nei confronti del blocco sovietico tali che, fatto salvo che si trovi una soluzione diplomatica in brevissimo tempo, provocheranno altrettante risposte negative al ns. normale standard di vita.

Se l’Ucraina non raccoglierà le produzioni di frumento in fase di coltivazione o se non le seguirà con il giusto impegno ci saranno riduzioni più o meno forti delle disponibilità europee. Se non seminerà le normali superfici a mais e leguminose ci saranno pesanti contraccolpi sulla disponibilità futura di prodotti.

Con queste prospettive l’Europa può e dovrebbe prendere poche ma importantissime decisioni:

  • Abolire ed impedire la pratica del set-aside. Abolire le relative contribuzioni ed aiuti ed utilizzare questi importi per proteggere ed aiutare l’agricoltura “produttiva” in generale.
  • Togliere incentivi al “biologico” e spingere sul tradizionale per aumentare le medie generali produttive e recuperare quantità.
  • Sospendere tutte le norme e pratiche restrittive e permettere agli agricoltori europei di utilizzare tutti gli strumenti e prodotti necessari per ottenere le massime produzioni possibili.
  • Sostenere, anche economicamente, tutti quei settori agricoli particolarmente colpiti dall’aumento spropositato dei costi energetici.
  • Sorvegliare e punire tutte le forme di speculazione, all’interno delle filiere agricole, per contenere i costi finali dei prodotti agricoli che dovranno pagare tutti i consumatori europei.

Per questo mi rivolgo a tutti gli agricoltori ed in particolar modo a tutti quelli impegnati sindacalmente e politicamente per creare la massima pressione possibile ed ottenere risultati in tempi molto rapidi perché le semine, ormai, sono alle porte. 

Se l’Italia ha autorizzato la riaccensione delle centrali a carbone può anche sospendere le attuali pratiche contenitive e selettive in ragione di una politica di guerra.

Carlo Cerutti